Settimana 15/2026 Rassegna Stampa

A. Energy Law

A.1 Parlamento. L’agenda energia.

La settimana parlamentare è caratterizzata dall’esame di numerosi provvedimenti in materia economica ed energetica, con particolare rilievo per l’informativa del Governo alle Camere sull’azione esecutiva. 

Presso la Camera dei deputati è previsto il voto sul decreto PNRR, sul quale sarà posta la questione di fiducia, mentre proseguono i lavori delle commissioni su diversi disegni di legge, tra cui quello relativo alla valorizzazione della risorsa mare e le iniziative in materia elettorale e di finanza pubblica. 

Di rilievo anche le audizioni in Commissione Attività produttive, dedicate alla competitività del sistema industriale nazionale e al tema dell’autoconsumo energetico. 

Al Senato della Repubblica è atteso il via libera definitivo al decreto Bollette, mentre prosegue l’esame dei decreti Fiscale e Carburanti, quest’ultimo destinato a incorporare un ulteriore intervento normativo recentemente approvato. 

Le commissioni senatorie sono inoltre impegnate nell’analisi di atti dell’Unione europea in materia energetica, ambientale e industriale, nonché nella discussione del Documento di finanza pubblica. 

Entrambi i rami del Parlamento svolgeranno audizioni istituzionali in materia di strategia industriale e competitività a livello europeo. 

(QE, 07 aprile 2026) 

A.2 Cinque Paesi europei chiedono alla Commissione Ue di introdurre una nuova Tassa extra-profitti. 

Alla luce delle attuali distorsioni del mercato e dei vincoli di bilancio, cinque Paesi europei chiedono alla Commissione Ue di introdurre rapidamente un nuovo strumento comune, basato su solide fondamenta giuridiche, simile al contributo straordinario di solidarietà adottato nel 2022 con il regolamento 2022/1854 per far fronte al caro energia. 

L’iniziativa arriva dai ministri dell’Economia di Italia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo, che in una lettera inviata il 3 aprile al commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra sottolineano come una misura di questo tipo rappresenterebbe un segnale di unità e capacità di intervento da parte dell’Unione europea. 

Secondo i firmatari, una tassa sugli extra-profitti delle imprese energetiche servirebbe anche a ribadire che chi beneficia economicamente delle conseguenze della guerra deve contribuire a sostenere i costi sopportati dalla collettività. Le risorse raccolte potrebbero finanziare aiuti temporanei, soprattutto a favore dei consumatori, contribuendo al tempo stesso a contenere l’inflazione senza gravare ulteriormente sui conti pubblici. 

La proposta, già discussa all’Eurogruppo del 27 marzo, è ora al vaglio della Commissione europea, che si è impegnata a esaminarla rapidamente. Tra le ipotesi in valutazione c’è anche quella di includere in modo più mirato i profitti realizzati all’estero dalle multinazionali petrolifere, rispetto a quanto fatto con il contributo del 2022. 

Le reazioni del settore energetico non si sono fatte attendere. In Italia, è stata espressa forte preoccupazione, ritenendo che in un contesto già segnato da tensioni geopolitiche, problemi negli approvvigionamenti e costi logistici elevati, nuove imposte rischierebbero di aumentare l’instabilità. L’associazione sottolinea come il comparto petrolifero sia già sotto pressione per l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti, oltre che per la necessità di mantenere prezzi sostenibili per i consumatori. 

Ulteriori prelievi straordinari, sommati agli oneri già previsti a livello europeo (come la revisione del sistema ETS o le norme sulle emissioni di metano), potrebbero compromettere gli investimenti necessari alla transizione energetica e ridurre la competitività delle imprese. In Italia, in particolare, nuove tasse si aggiungerebbero all’aumento dell’IRAP introdotto di recente, mettendo in difficoltà il settore. 

Critiche simili arrivano anche dalla Germania, dove l’associazione En2x contesta l’idea che le aziende stiano realizzando profitti ingiustificati, ritenendo quindi infondata l’introduzione di una tassa sugli extra-profitti. 

Preoccupazioni emergono anche dal comparto delle energie rinnovabili: secondo l’associazione eolica spagnola Aee, nuove imposte rischiano di creare incertezza giuridica e scoraggiare gli investimenti proprio quando sarebbe necessario accelerare lo sviluppo di tecnologie alternative ai combustibili fossili. 

Nel frattempo, alcuni Paesi si sono già mossi autonomamente. La Romania ha approvato il 3 aprile un’ordinanza che riduce temporaneamente le accise sul gasolio e finanzia il taglio attraverso un contributo di solidarietà sui ricavi del settore petrolifero. La misura si inserisce in un pacchetto più ampio che prevede anche sussidi mirati e un tetto ai margini di profitto lungo la filiera dei carburanti. 

Secondo i dati della Commissione europea, il contributo di solidarietà applicato tra il 2022 e il 2023 in 22 Stati membri ha generato circa 28,7 miliardi di euro, superando le stime iniziali. In molti Paesi i proventi sono stati destinati al sostegno dei consumatori, mentre in altri, tra cui l’Italia, anche a misure per ridurre i consumi energetici e rafforzare l’autonomia energetica. 

Tra i Paesi che hanno raccolto di più figurano la Polonia, l’Italia e i Paesi Bassi. Tuttavia, la Commissione evidenzia che queste entrate rappresentano solo una parte limitata rispetto alla spesa complessiva sostenuta dagli Stati membri per contrastare la crisi energetica, pari a circa 190 miliardi di euro nel 2022 e 150 miliardi nel 2023. 

(QE, 7 aprile 2026) 

A.3 Aree idonee Fer Emilia-Romagna: modifiche al progetto di legge. 

Il progetto di legge della Regione Emilia-Romagna sulle aree idonee per gli impianti da fonti energetiche rinnovabili (Fer) sarà oggetto di diverse modifiche, con l’obiettivo di bilanciare lo sviluppo energetico e la tutela delle attività agricole, oltre a evitare squilibri tra le diverse province. 

Durante il confronto in Commissione Territorio, i relatori hanno sottolineato soprattutto la necessità di far convivere agricoltura e impianti energetici. 

È stata evidenziata l’importanza di definire con precisione i criteri per calcolare le superfici disponibili, in modo coerente con la normativa nazionale e utile per tutti gli operatori coinvolti. 

Inoltre, si considera che le norme sulla superficie agricola utilizzabile andrebbero riviste radicalmente. Il testo attuale stabilisce un limite dello 0,8% della superficie agricola regionale per l’installazione degli impianti Fer e del 2% a livello comunale, con possibilità per i Comuni di aumentare tale soglia. 

Un altro nodo riguarda la definizione di impianti industriali. 

Per evitare possibili impugnazioni della legge, è in corso un confronto tra la Regione e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 

(QE, 8 aprile 2026) 


B. Varie

*sport

B.1 Decisione n. 150/TFN – Violazione dei principi di lealtà sportiva per svolgimento di attività dirigenziale non autorizzata e conseguente responsabilità del presidente e della società 

Il Tribunale Federale Nazionale FIGC si è pronunciato su un caso di violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità sportiva, connesso allo svolgimento di attività dirigenziale non autorizzata. 

Il procedimento trae origine da una segnalazione relativa alla presunta doppia attività di un dirigente, formalmente tesserato per una società ma operante, di fatto, anche nell’interesse di un altro club, senza essere inserito nel relativo organigramma. 

L’istruttoria ha evidenziato, anche sulla base di articoli di stampa, audizioni e documentazione acquisita, lo svolgimento di attività riconducibili al ruolo di collaboratore o consulente di mercato in favore di una seconda società. 

È emerso, inoltre, che il presidente della società interessata fosse a conoscenza di tali condotte e non si fosse attivato per impedirle. 

Il Tribunale ha ritenuto integrata la violazione dell’art. 4 C.G.S., affermando la responsabilità disciplinare per omesso controllo e mancata vigilanza. 

Da tale condotta è derivata anche la responsabilità della società, sia a titolo diretto sia oggettivo, ai sensi dell’art. 6 C.G.S. 

La decisione ribadisce la centralità dei principi di trasparenza e correttezza nell’organizzazione sportiva, anche con riferimento alla chiarezza dei ruoli dirigenziali. 

In conclusione, sono state irrogate sanzioni disciplinari consistenti nell’inibizione del dirigente e nell’ammenda a carico della società. 

(Sezione Disciplinare – DECISIONE N. 150/TFN del 28.1.2026) 

* risarcimento del danno

B.2  Il risarcimento in forma specifica non si cumula con quello per equivalente 

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 7494 del 29 marzo 2026, ha ribadito il principio secondo cui il risarcimento del danno in forma specifica non può cumularsi con quello per equivalente, salvo il ristoro di ulteriori e distinti pregiudizi. 

La vicenda riguarda un danno da infiltrazioni subito da un proprietario, che aveva ottenuto il risarcimento delle spese di ripristino nei confronti del condominio. Il ricorrente chiedeva tuttavia anche il risarcimento per il deprezzamento dell’immobile. 

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l’orientamento consolidato secondo cui le due forme di risarcimento sono alternative e non cumulabili, in applicazione dell’art. 2058 c.c. 

Il danneggiato può dunque scegliere tra risarcimento in forma specifica e per equivalente, ma non ottenerli congiuntamente sul medesimo pregiudizio, pena la violazione del principio che vieta l’indebito arricchimento. 

È ammesso un risarcimento ulteriore solo se il danneggiato alleghi e dimostri un danno diverso e ulteriore, non eliminato dal ripristino. 

Nel caso concreto, il ricorrente non ha fornito prova del permanere di una perdita di valore dell’immobile dopo i lavori di restauro. 

La pronuncia si inserisce nel solco della giurisprudenza di legittimità, riaffermando la funzione compensativa del risarcimento e il divieto di duplicazioni risarcitorie. 

(il QG, 07 aprile 2026)